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Genesi 21
La nascita di Isacco

Il ventunesimo capitolo racconta finalmente la nascita di Isacco, il figlio promesso, e il riso di Sara. Al convito dello slattamento, Sara chiede che Agar e Ismaele siano mandati via; nel deserto, Dio ode il ragazzo e mostra un pozzo ad Agar. Il capitolo si chiude con il patto di Abrahamo con Abimelec a Beer-Sceba.

Testo: Riveduta 1927 (pubblico dominio). Titoli, introduzione e illustrazioni: Imago Biblia.

Versetti 1-7

La nascita di Isacco

L’Eterno visitò Sara come avea detto; e l’Eterno fece a Sara come aveva annunziato.

E Sara concepì e partorì un figliuolo ad Abrahamo, quand’egli era vecchio, al tempo che Dio gli avea fissato.

E Abrahamo pose nome Isacco al figliuolo che gli era nato, che Sara gli avea partorito.

E Abrahamo circoncise il suo figliuolo Isacco all’età di otto giorni, come Dio gli avea comandato.

Or Abrahamo aveva cento anni, quando gli nacque il suo figliuolo Isacco.

E Sara disse: “Iddio m’ha dato di che ridere; chiunque l’udrà riderà con me”.

E aggiunse: “Chi avrebbe mai detto ad Abrahamo che Sara allatterebbe figliuoli? poiché io gli ho partorito un figliuolo nella sua vecchiaia”.

Nella tenda, l'anziana Sara ride di gioia stringendo il neonato; Abrahamo, sorridente, posa la mano sul capo del bambino, e alcune donne sorridono all'ingresso.

Versetti 8-13

Il convito dello slattamento

Il bambino dunque crebbe e fu divezzato; e nei giorno che Isacco fu divezzato, Abrahamo fece un gran convito.

E Sara vide che il figliuolo partorito ad Abrahamo da Agar, l’egiziana, rideva;

allora ella disse ad Abrahamo: “Caccia via questa serva e il suo figliuolo; perché il figliuolo di questa serva non ha da essere erede col mio figliuolo, con Isacco”.

E la cosa dispiacque fortemente ad Abrahamo, a motivo del suo figliuolo.

Ma Dio disse ad Abrahamo: “Questo non ti dispiaccia, a motivo del fanciullo della tua serva; acconsenti a tutto quello che Sara ti dirà; poiché da Isacco uscirà la progenie che porterà il tuo nome.

Ma anche del figliuolo di questa serva io farò una nazione, perché e tua progenie”.

Sotto una grande quercia, durante il convito, Abrahamo solleva il piccolo Isacco che ride, accanto a Sara; in disparte, il giovane Ismaele ride a braccia conserte.

Versetti 14-16

Nel deserto di Beer-Sceba

Abrahamo dunque si levò la mattina di buon’ora, prese del pane e un otre d’acqua, e lo diede ad Agar, mettendoglielo sulle spalle; le diede anche il fanciullo, e la mandò via. Ed essa partì e andò errando per il deserto di Beer-Sceba.

E quando l’acqua dell’otre venne meno, essa lasciò cadere il fanciullo sotto un arboscello.

E se ne andò, e si pose a sedere dirimpetto, a distanza d’un tiro d’arco; perché diceva: “Ch’io non vegga morire il fanciullo!” E sedendo così dirimpetto, alzò la voce e pianse.

Nel deserto rovente, Ismaele, sfinito, giace all'ombra di un arbusto, mentre Agar, seduta più lontano accanto a un otre vuoto, si copre il volto con le mani.

Versetti 17-21

Il pozzo nel deserto

E Dio udì la voce del ragazzo; e l’angelo dì Dio chiamò Agar dal cielo, e le disse: “Che hai, Agar? non temere, poiché Iddio ha udito la voce del fanciullo là dov’è.

Lèvati, prendi il ragazzo e tienlo per la mano; perché io farò di lui una grande nazione”.

E Dio le aperse gli occhi, ed ella vide un pozzo d’acqua: e andò, empì d’acqua l’otre, e diè da bere al ragazzo.

E Dio fu con lui; ed egli crebbe, abitò nel deserto, e fu tirator d’arco;

dimorò nel deserto di Paran, e sua madre gli prese per moglie una donna del paese d’Egitto.

Presso un pozzo di pietre, Agar versa l'acqua di un otre nelle mani di Ismaele, che beve; un arco e delle frecce sono appoggiati a una roccia.

Versetti 22-32

Il patto di Beer-Sceba

Or avvenne in quel tempo che Abimelec, accompagnato da Picol, capo del suo esercito, parlò ad Abrahamo, dicendo: “Iddio è teco in tutto quello che fai;

or dunque giurami qui, nel nome di Dio, che tu non ingannerai né me, né i miei figliuoli, né i miei nipoti; ma che userai verso di me e verso il paese dove hai dimorato come forestiero, la stessa benevolenza che io ho usata verso di te”.

E Abrahamo rispose: “Lo giuro”.

E Abrahamo fece delle rimostranze ad Abimelec per cagione di un pozzo d’acqua, di cui i servi di Abimelec s’erano impadroniti per forza.

E Abimelec disse: “Io non so chi abbia fatto questo; tu stesso non me l’hai fatto sapere, e io non ne ho sentito parlare che oggi”.

E Abrahamo prese pecore e buoi e li diede ad Abimelec; e i due fecero alleanza.

Poi Abrahamo mise da parte sette agnelle del gregge.

E Abimelec disse ad Abrahamo: “Che voglion dire queste sette agnelle che tu hai messe da parte?”

Abrahamo rispose: “Tu accetterai dalla mia mano queste sette agnelle, affinché questo mi serva di testimonianza che io ho scavato questo pozzo”.

Perciò egli chiamò quel luogo Beer-Sceba, perché ambedue vi avean fatto giuramento.

Così fecero alleanza a Beer-Sceba. Poi Abimelec, con Picol, capo del suo esercito, si levò, e se ne tornarono nel paese dei Filistei.

Presso un pozzo, Abrahamo e il re Abimelec si stringono la mano, accanto a Picol, capo dell'esercito; tra loro, sette agnelle e delle greggi.

Versetti 33 e 34

Il tamarindo di Beer-Sceba

E Abrahamo piantò un tamarindo a Beer-Sceba, e invocò quivi il nome dell’Eterno, l’Iddio della eternità.

E Abrahamo dimorò come forestiero molto tempo nel paese de’ Filistei.

Al tramonto, Abrahamo, in ginocchio accanto a un giovane albero appena piantato, alza la mano verso il cielo; davanti alla tenda, Sara sorride al piccolo Isacco che gioca.